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le colline del Veneto |
Un rilievo si può definire collina se si eleva sul livello del mare di almeno 200 metri, mentre sopra i 600 metri si considera per consuetudine già montagna. È proprio grazie a questa definizione che il Monte Venda, cima più alta dei Colli Euganei, si può fregiare di tale nome in quanto supera di ben 3 metri il limite convenzionale.
I rilievi collinari vengono catalogati in base al modo in cui si sono originati in almeno 4 categorie: colline derivanti dall'erosione di montagne, da movimenti delle placche terrestri, dal depositarsi di detriti di ghiacciai (colline moreniche) e da vecchi vulcani. La maggior parte delle colline venete sono collegate al movimento (tuttora in corso) di sollevamento delle Alpi ed infatti si dispongono parallelamente all'arco alpino. È questo il caso per esempio della fascia collinare che parte da Bassano del Grappa, attraversa Asolo e Conegliano, fino a Vittorio Veneto. Sono invece colline moreniche le trevigiane allo sbocco del Piave e le veronesi a sud ed est del lago di Garda, allo sbocco dell'Adige.Infine i Colli Berici, dove non è raro trovare reperti fossili di molluschi, alghe e coralli, derivano dall'innalzamento di un antico mare ed i Colli Euganei, ricchi di sorgenti termali e dalla tipica forma a cono, sono di origine vulcanica.
Le colline venete sono caratterizzate da una flora molto varia, che va da piante tipiche di zone montane (biancospino, erica, ginepro), a piante adatte ad un clima più mite (albero di giuda, scotano, roverella), fino ad alcune piante tipicamente mediterranee come il corbezzolo o la ginestra. Passeggiando tra la boscaglia si possono veder sbocciare aquilegie, orchidee, ciclamini, viole, ellebori, pervinche, anemoni e (raramente) gigli di San Giovanni e narcisi. Anche la fauna prevede dei rappresentanti sia di zone di montagna che di pianura: volpi, faine, donnole, tassi, fagiani, quaglie, lepri, scoiattoli, ghiri, pipistrelli e se siete fortunati aquile reali e gufi reali. Infine vi sono alcune specie recentemente introdotte dall'uomo (nutrie e cinghiali) che purtroppo rappresentano in questo momento un rischio per alcuni ecosistemi collinari.
Antropizzate in tempi antichi perché più fertili ed al riparo dalla malaria diffusa nelle zone paludose di pianura, le colline venete hanno subito nel corso del '900 un progressivo abbandono, a favore di zone maggiormente industrializzate. Questo ha favorito l'abbandono dei terreni e delle opere murarie che formano i terrazzamenti necessari per la coltivazione, provocando fenomeni di erosione e dissesto geologico. Grazie però al clima particolarmente favorevole ad alcune colture di pregio (ulivo e vite in particolare) le colline venete negli ultimi decenni stanno vedendo rinascere l'attenzione e la cura a loro dedicate. In particolare il settore enologico ed agrituristico stanno vivendo un periodo di forte espansione, rappresentando per le popolazioni una fonte di reddito legata soprattutto ad un turismo di settore che, per ora, ha saputo mantenersi entro dimensioni compatibili con la tutela dei luoghi. Consorzi di tutela, associazioni di produttori ed enti locali puntano sulla valorizzazione di un turismo enogastronomico, proponendo innumerevoli iniziative a tema ed escursioni lungo le “strade del vino”, sia esso valpolicella, soave, amarone, vespaiolo, moscato o prosecco.
le colline del veneto